27 AGOSTO 2026 – 1a GIORNATA DE LA LIGA 26/27

BARCELONA 2 - ATHLETIC CLUB 0

37' Raphinha (B), 82' Fermin (B)


Barcelona: Joan Garcia; Eric Garcia (80' Kounde), Cubarsi, Martin. Xavi Espart; Bernal (63' Olmo), Pedri (85' Cancelo); Yamine Lamal, Fermin, Gordon (80' Adeyemi); Raphina (63' Rodri) All. Flik


ATHLETIC CLUB: Simón; Rincón, Yeray, Laporte, Johaneko (70' Boiro); Jauregizar ('70 Gerenabarrena), Canales (); I. Williams (60' Berenguer), Sancet, N. Williams (60' Navarro); Guruzeta (81' Djalò). All. Terzić


gli highlight di Barcelona - Athletic Club


Doveva essere la prima giornata di Liga, ma per i motivi che conosciamo — legati agli impegni delle nazionali e alla presenza di diversi giocatori di entrambe le squadre nelle competizioni internazionali —, la sfida è stata rinviata ed è diventata la nostra seconda partita di campionato. Un appuntamento subito complicato, utile però per capire a che punto fosse realmente l'Athletic.

Il 2-0 finale premia meritatamente il Barcellona, ma la prestazione dell'Athletic va letta con maggiore attenzione rispetto al semplice risultato. Non è stata una gara completamente negativa: per lunghi tratti abbiamo cercato di far valere la nostra personalità, provando a mantenere la linea alta e a non concedere troppo campo agli avversari.


Il primo tempo è stato tutto sommato dignitoso. L'idea di Terzic era chiara: squadra corta, pressione alta e difesa avanzata per sporcare la costruzione del Barcellona. Nei primi minuti il piano ha funzionato, con l'Athletic capace di rendere meno fluida la manovra avversaria e di recuperare diversi palloni.

Il problema nasceva nel momento in cui la prima pressione veniva superata. Una linea difensiva così alta comporta inevitabilmente dei rischi e, quando non si riesce a pressare con efficacia il portatore di palla, gli spazi alle nostre spalle diventano enormi. In queste situazioni Unai Simón è stato fondamentale, con una prestazione davvero di altissimo livello.

Il Barcellona ha trovato il vantaggio al 37': Pedri ha pescato Raphinha con un assist di grande qualità e il brasiliano ha firmato l'1-0. L'Athletic ha comunque continuato a restare in partita, anche se il valore degli avversari e la difficoltà nel risalire il campo hanno iniziato a farsi sentire. A centrocampo ho notato qualche limite soprattutto nella struttura della coppia Jaureguizar-Canales, apparsa a tratti troppo piatta. Non è una bocciatura per Peio, che anzi promuovo per personalità e disponibilità, soprattutto considerando il contesto. Il problema è stato più che altro di distanze e movimenti: quando entrambi rimangono sulla stessa linea, il centrocampo perde connessione con la difesa e diventa più facile essere attaccati frontalmente. È un aspetto su cui lavorare, senza mettere in discussione la prova di Canales, che ha mostrato qualità e margini di crescita interessanti.

Un altro dettaglio da sottolineare riguarda i fratelli Williams. Questa volta, soprattutto nella fase offensiva, non sono riusciti ad aiutare abbastanza la squadra. Non tanto perché abbiano disputato una gara disastrosa, quanto perché in una partita in cui l'Athletic era costretto a difendersi per lunghi periodi, la loro velocità avrebbe dovuto rappresentare una delle principali armi per risalire il campo. È mancata spesso continuità nelle corse in profondità e, soprattutto, la capacità di trasformare una ripartenza in una vera occasione. Nico ha avuto un buon impatto iniziale, ma con il passare dei minuti è calato, mentre Iñaki è rimasto troppo spesso estraneo al gioco offensivo. Quando i due esterni non riescono a dare profondità, l'Athletic finisce inevitabilmente per avere poche soluzioni davanti.


Eppure l'occasione per riaprirla è arrivata: Sancet ha colpito il palo nella ripresa, dopo che dall'altra parte il Barcellona aveva già centrato i legni con Raphinha e Lamine Yamal. Tre pali totali che raccontano bene una gara in cui il risultato avrebbe potuto assumere proporzioni maggiori, se non fosse stato per gli interventi decisivi di Unai Simón. Questo si collega anche alla fretta mostrata negli ultimi 25 minuti: recuperavamo il pallone e cercavamo immediatamente la verticalizzazione, senza che ci fosse sempre il movimento necessario per accompagnare l'azione. Così la palla tornava rapidamente al Barcellona e noi eravamo costretti a difendere di nuovo. È qui che, secondo me, abbiamo pagato dazio. La linea alta può essere un'arma importante, ma se la prima pressione viene superata bisogna avere la capacità di ricompattarsi e, soprattutto, di gestire il pallone una volta riconquistato. Contro una squadra di questo livello non puoi pensare di soffrire continuamente senza mai rifiatare.

Il secondo gol ha poi chiuso definitivamente i giochi: un errore grave di Laporte ha permesso a Fermín di approfittarne e firmare il 2-0. Una serata no per il centrale, che in una partita simile non può permettersi una disattenzione di quel peso.


La nota più positiva è senza dubbio Unai Simón. La sua è stata una prestazione monumentale: ha tenuto in piedi l'Athletic per lunghi tratti ed evitato che il passivo diventasse molto più pesante. Tra parate decisive e i legni degli avversari, senza il nostro portiere la serata avrebbe potuto prendere una piega decisamente peggiore. Mi è piaciuta anche la prova degli emergenti scelti da Terzic, in particolare Johaneko Louis Jean. In un contesto come il Camp Nou, contro una squadra che ti costringe a difendere in campo aperto, non era affatto semplice. Ha mostrato personalità e spirito di sacrificio: sono proprio queste le partite che accelerano la crescita di un giovane.

Da tifoso dell'Athletic mi porto a casa una sconfitta meritata, ma non la sensazione che sia tutto da rifare. La squadra ha mostrato coraggio e, per buona parte della gara, un'idea tattica precisa. Dobbiamo però migliorare le distanze a centrocampo, la gestione della difesa quando la pressione viene superata e, soprattutto, la capacità di non giocare con troppa frenesia dopo il recupero palla. Davanti serve ritrovare incisività, e i Williams devono tornare a essere una soluzione offensiva più costante. Se l'Athletic è costretto a difendersi a lungo, la loro capacità di attaccare lo spazio deve diventare il nostro fattore chiave.

Il 2-0 resta e la sconfitta è giusta, ma siamo appena alla seconda giornata e non è certo al Camp Nou che si decidono gli obiettivi stagionali. C'è da lavorare sulla gestione dei momenti di pressione e sulla qualità delle ripartenze, ma ci sono anche segnali incoraggianti: la personalità dei giovani, uno straordinario Unai Simón e una squadra che per ampi tratti ha avuto il coraggio di giocarsela a viso aperto senza snaturarsi. Ora bisogna far tesoro di questa esperienza per continuare a crescere.


Roberto Gabriele