REAL MADRID: Curtois; Carvajal (82’ Manu), Asencio, Alaba (69’ Huijsen), Carreras; Valverde, Bellingham (73’ Guler), Thiago, Mastantuono (73’ Ceballos), Gonzalo (73’ Brahim), Mbappé. All. Arbeloa ATHLETIC CLUB: Padilla; Vivian, Yeray (46’ Gorosabel), Paredes, Boiro; De Galarreta (60’ Lekue), Jauregizar (85’ Vesga); I. Williams, U. Gómez (60’ Rego), Navarro; Guruzeta (74’ Izeta). All. Valverde gli highlight di Real Madrid - Athletic Club
Al Bernabéu cala il sipario sulla stagione dell’Athletic Club. Finisce 4-2 per il Real Madrid, in una partita che aveva ormai poco da dire per la classifica ma che lasciava comunque dentro tanti significati. Ultima giornata, ultimi novanta minuti di un’annata lunga, faticosa e spesso deludente per una squadra che nelle ultime stagioni aveva abituato il suo popolo a ben altro spirito.
Il Real Madrid era già certo di chiudere nelle zone alte senza poter più inseguire un titolo già assegnato, mentre l’Athletic aveva ormai raggiunto il proprio obiettivo minimo. E forse proprio questo si è visto in campo: pochi stimoli, intensità altalenante e la sensazione di due squadre ormai arrivate alla fine delle energie fisiche e mentali.
L’inizio dell’Athletic è stato complicato, quasi timido. Dopo appena undici minuti Carvajal trova un cross perfetto che taglia la difesa basca e Gonzalo, con freddezza da vero centravanti, batte Padilla per l’1-0. Ancora una volta la squadra ha dato l’impressione di essere fragile nei momenti chiave, una costante vista troppe volte durante la stagione.
Il Real Madrid ha controllato il ritmo senza nemmeno accelerare troppo. L’Athletic invece faticava a costruire gioco, a pressare con convinzione, a trovare qualità negli ultimi metri. Poco prima dell’intervallo arriva anche il raddoppio: Thiago inventa un pallone splendido e Bellingham lascia partire un sinistro imprendibile per il 2-0. Un gol bello, ma anche figlio di una difesa troppo passiva.
Eppure, proprio quando la partita sembrava indirizzata definitivamente, l’Athletic ha avuto una reazione d’orgoglio. Nel recupero del primo tempo Iñaki Williams trova finalmente spazio sulla fascia e mette dentro un pallone perfetto per Gorka Guruzeta, che si coordina in modo magnifico e firma il 2-1 con una splendida conclusione al volo. Diciassettesimo gol stagionale per lui, record personale battuto e una delle poche vere note positive di questa stagione.
Nel secondo tempo però il Real Madrid ha chiuso i giochi. Mbappé, accolto anche da qualche fischio del Bernabéu, ha trovato il 3-1 con un gran tiro dal limite dell’area. Un lampo di classe pura che ha spento gran parte delle speranze zurigorri.
L’Athletic ha comunque provato a reagire: Adama ha sfiorato il gol con una conclusione potente, Guruzeta è andato vicino alla doppietta su un ottimo cross di Robert Navarro, ma è mancata la cattiveria necessaria per riaprire davvero la partita. E così è arrivato anche il quarto gol madridista: filtrante preciso per Carvajal e Brahim Díaz non ha sbagliato davanti alla porta.
Nel finale almeno Izeta ha trovato il gol del 4-2 con un bellissimo colpo di testa. Prima rete con la maglia dell’Athletic Club, piccolo sorriso dentro una serata comunque amara.
E forse questa partita è stata lo specchio perfetto della stagione: qualche lampo isolato, tanto orgoglio, ma troppa discontinuità. Non è stato un anno da ricordare. Forse ci eravamo abituati troppo bene nelle ultime stagioni. Gli infortuni hanno pesato, alcuni giocatori hanno reso molto meno del previsto, altri non sono riusciti a prendersi responsabilità nei momenti difficili. È mancata continuità, è mancata fame, e spesso anche quella intensità emotiva che da sempre rappresenta il DNA dell’Athletic.
Ci sono stati alti e bassi, ma sinceramente più bassi che alti.
Resta però una certezza: Ernesto Valverde lascia il club da leggenda. Oltre 500 panchine, professionalità, equilibrio e un amore autentico per questi colori. Ha riportato entusiasmo, identità e soprattutto la Gabarra dopo quarant’anni. Una figura che merita soltanto rispetto e gratitudine.
Ora inizierà una nuova era. Edin Terzić sembra essere il nome scelto per il futuro, e la sensazione è che la società voglia ripartire da energia nuova, intensità e valorizzazione dei giovani. Terzić ha dimostrato di saper lavorare bene con i talenti emergenti e probabilmente oggi è proprio ciò di cui ha bisogno l’Athletic Club: nuova fame, nuovi stimoli e il coraggio di ricostruire.
La responsabilità però sarà enorme. Succedere a Valverde non è semplice per nessuno. Significa raccogliere un’eredità pesante e allo stesso tempo restare fedeli all’identità di questo club unico.
Adesso però è tempo di fermarsi. Ricaricare le batterie, fare autocritica e preparare il prossimo capitolo. Perché questa stagione lascia amarezza, sì, ma anche la speranza che possa essere soltanto un anno di passaggio.
E noi, come sempre, continueremo a esserci. Nelle vittorie e soprattutto nelle difficoltà.
Roberto Gabriele