ATHLETIC CLUB: Simón; Gorosabel, Yeray, Laporte, Berchiche; De Galarreta, Jauregizar (71’ Rego); I. Williams (86’ Izeta), U. Gómez (46’ Navarro), Berenguer (82’ Serrano); Guruzeta (82’ Sannadi). All. Valverde CELTA: Radu; Rodriguez, Lago, Alonso; Rueda (46’ Mingueza), Fer Lopez (90’ Vecino), Moriba, Carreira; Jutgla (59’ Duran), Iglesias (59’ Aspas), Swedberg (74’ Alcarez). All. Giraldez gli highlight di Athletic Club – Celta Vigo
Ultimo atto di una strana e sfortunata stagione che coincide con il commiato a Valverde e Inigo Lekue. L’avversario di giornata è il Celta Vigo dal gioco verticale e iper-offensivo del giovane allenatore Giraldez, un Guardiola in embrione per il modo di stare in panchina ansiogeno ed ipercinetico.
Valverde ripropone Iñaki Williams, Gòmez e Berenguer dietro Guruzeta, in mediana Jaure e Galaxy, fra i centrali gioca Laporte con Yeray. Rimangono in panchina Navarro, Serrano e Paredes che forse meritavano più considerazione viste le prestazioni dei prescelti, Laporte su tutti.
Il Celta gioca 3-4-3 con lo svedese Swedberg in linea con le due punte Iglesias e Jutgla e un centrocampo di corsa e fisico, ma anche tecnico. Rispetto alla sconfitta con il Levante sono in panca Hugo Alvarez, Iaspas e Sotelo sostituito da Moriba.
Pronti via e subito i fantasmi di stagione diventano realtà: Jauregizar perde palla nello scontro fisico impari proprio con Moreba, la difesa è scoperta come spesso, passaggio per Swedberg che incrocia perfettamente nonostante Yeray riesca a portarlo sull’esterno e San Mamès ammutolito.
La reazione si fa attendere qualche minuto, ma è veemente seppur condita da errori tecnici e nella scelta di giocata. Si vede perfino qualche azione con verticale di prima, una specialità dello scorso anno e praticamente scomparsa in questo campionato. Una in particolare con doppio scambio Gorosabel e Iñaki, cross per la testa di Unai Gòmez e parata dell’ex Inter Radu.
Tuttavia questo e gli altri tentativi degli attaccanti zurigorri non cambiano il risultato. Si va alla pausa sotto, ma in parte rinfrancati dal diverso atteggiamento.
Alla ripresa stesso copione: forcing dei bei tempi e Navarro al posto di Gòmez, nemmeno il peggiore, con trasloco di uno sbiadito Berenguer in zona centrale. Proprio dalla parte di Navarro e di un ispirato Yuri si creano occasioni e il gol: filtrante di De Galarreta per Berchiche, cross e gol di Iñaki Williams che anticipa Lago. Il capitano annusa che si può vincere la partita, anche per via di una difesa ospite tutt’altro che imperforabile, rientra subito a centrocampo senza esultare.
Dopo il gol il pressing si fa meno intenso, ma ugualmente i leoni baschi riescono a creare pericoli per Radu, in particolare un ispirato Williams tira prima alto di poco a sinistra del portiere, poi conclude dal vertice dell’area con respinta del portiere resa difficile da una deviazione.
Al contrario il Celta non riesce quasi mai a ripartire anche perché i cambi non incidono e la retroguardia zurigorri è tenuta in piedi da Yeray, che copre le falle del compagno di reparto, mentre Berchiche viene ammonito e salterà l’ultima di campionato.
Nei minuti finali entrano Sannadi per Guruzeta, Serrano per Berenguer e Izeta per Iñaki, tutti troppo tardi per incidere e il pareggio è scritto dopo i tentativi di Serrano, parato goffamente da Radu, e di Yuri che non trova lo specchio.
Finisce con il portiere avversario premiato come migliore in campo e con la sensazione che la stagione sarebbe stata diversa solo dimostrando la stessa intensità e orgoglio agonistico di oggi.
Dopo il triplice fischio si consumano due cerimonie diverse: Valverde e Lekue, inspiegabilmente dimenticato in panchina il giorno dell’addio e con gli occhi lucidi a fine partita, ricevono dai tifosi un toccante saluto, mentre dall’altra parte i galiziani festeggiano la certa qualificazione UEFA.
Un non dimenticato uomo di calcio, Allodi, sosteneva che fosse buona regola per allenatori e dirigenti andare via da vincitori. Sicuramente non è stato il ragionamento di Valverde alla fine dello scorso campionato, altrettanto sicuramente saluti e commiati come quello di ieri sera fanno più parte del DNA zurigorri che di qualunque altra squadra.
Alessandro Alagna