ATHLETIC CLUB: Simón; Lekue (46' Gorosabel), Vivian, Laporte, Berchiche; De Galarreta (65' Rego), Jauregizar; I. Williams (82' Serrano), Sancet (65' Berenguer), N.Williams (65' Navarro); Guruzeta. All. Valverde Villareal: Junior; Mouriño, Navarro (46' Marin), Veiga, Cardona; Buchanan (77' Moleiro), Comesaña, Gueye (82' Parejo), Alfon (68' Pepe); Gerard, Oluwaseyi (68' Mikautadze). All. Marcelino gli higlights di Athletic Club - Villareal
Un Athletic inqualificabile cade in casa contro un Villarreal ordinato e poco più, al quale è bastato difendersi con ordine e ripartire per mettere in grandissima difficoltà i biancorossi. Marcelino - sempre legatissimo a Bilbao - supera nettamente Valverde sul piano tattico e dimostra una volta di più di essere un allenatore poco spettacolare ma terribilmente pragmatico, che ha ormai condotto il Submarino amarillo nel porto sicuro della Champions. L'Athletic, invece, incassa la sconfitta numero 22 (15 in Liga), record negativo assoluto del club ed ennesimo passo falso di una stagione da dimenticare al più presto.
Txingurri si affida ancora una volta ai suoi pretoriani, un leit motiv di questo campionato, con Unai in porta, Yuri a sinistra, la coppia Laporte-Vivian al centro della difesa, Jaure e Galaxy in mediana e la linea di trequartisti Nico-Sancet-Iñaki dietro Guruzeta; unica novità di rilievo l'assenza di Areso (con Sannadi), neanche convocato per scelta tecnica, sostituito da Lekue.
L'Athletic parte meglio, tiene il pallone molto più degli avversari e va sempre in pressing sull'uscita del Villarreal, ma - altro tema ricorrente - manca terribilmente di efficacia negli ultimi 25 metri. La migliore occasione, non a caso, è un tiro da fuori di Yuri che finisce non troppo lontano dalla porta di Luiz Júnior. La squadra di Marcelino attende, non si scompone e si fa vedere con alcuni contropiedi ficcanti. Il piano partita delle due squadre è evidente, ma a pagare dividendi è quello degli ospiti, che passano in vantaggio al 26': l'azione è molto bella e i tre passaggi che saltano la prima pressione dell'Athletic e mandano Cardona in porta sono pregevoli, ma sia l'atteggiamento passivo dei biancorossi che il posizionamento della difesa sono a dir poco rivedibili.
Il gol è la classica mazzata su una squadra fragile e piena di dubbi, che perde il bandolo della matassa e si butta in avanti alla rinfusa, lasciando praterie davanti a Unai Simón. Tra il 37' e il 38' i Leoni vanno vicinissimi all'1-1 con Yuri e soprattutto Jaure, il cui tiro deviato fa la barba al palo a portiere battuto, ma resta l'impressione di una squadra che non sa bene cosa fare davanti, se non affidarsi all'uno contro uno di un Nico abbastanza ispirato seppur ancora con problemi fisici evidenti. Quando l'intervallo è a un passo, la doccia gelata: Lekue (ultimo uomo) si fa scavalcare da un lancio senza pretese e, nel tentativo di liberare, colpisce Alfon, che ringrazia, arriva di fronte a Unai e lo batte con un forte destro sul primo palo. 0-2 e partita in ghiaccio per il Villarreal.
Poco da dire riguardo alla ripresa. Gli uomini di Marcelino si limitano a difendere ordinatamente la propria metà campo e non rischiano quasi nulla, mentre quelli di Valverde ci provano generosamente ma con scarsa lucidità. Sono anzi gli ospiti a sfiorare il terzo gol, prima con Buchanan (ottima risposta di Unai Simón nell'uno contro uno) e quindi con Mikautadze, che approfitta di un errore terrificante di Laporte per tirare quasi da centrocampo ma sfiora solamente il gol dell'anno. La partita sembra indirizzata ma si rianima nel finale, grazie soprattutto agli ingressi di Robert Navarro e Serrano che rivitalizzano l'Athletic. All'84' una buona combinazione tra Navarro e Yuri (autore dell'assist) porta al gol di Guruzeta, che serve quantomeno a dare un senso al finale del match. Pochi minuti più tardi Pépé segna l'1-3, annullato però per fuorigioco. Il forcing finale dei Leoni porta a un possibile rigore all'ultimo minuto per un fallo su Laporte, ma l'arbitro giustamente non lo assegna.
Finisce dunque 2-1 per il Submarino Amarillo l'ennesima partita buttata via da parte degli zurigorri. La squadra, in difficoltà sia mentale che fisica, approccia anche bene le partite, però al primo episodio negativo si scioglie come neve al sole. Agli avversari basta aspettare un errore per colpire e indirizzare il match come desiderano, cosa successa sia a Getafe sia domenica e che si ripeterà contro l'Osasuna martedì prossimo. Come se ne esce? Non siamo allenatori e non conosciamo le condizioni della squadra come Valverde, ma non può non saltare agli occhi che la condizione di alcuni elementi inamovibili è molto lontana dall'essere accettabile. Il Laporte visto domenica, solo per fare un nome, è deleterio: mal posizionato sul primo gol, osceno nel regalare il pallone a Mikautadze e saltato come un birillo da Pépé in occasione della rete annullata, cos'altro deve fare per accomodarsi in panchina? Senza andare oltre, diciamo che la speranza è di vedere in campo fra una settimana giocatori più centrati e con più gamba di quelli scesi in campo contro il Villarreal, a costo di escludere nomi eccellenti.
La situazione di classifica si è fatta complicata. Siamo a 6 punti dalla Conference ma anche a 6 punti dalla retrocessione, posizione tutt'altro che comoda. Dobbiamo guardare più in basso che verso l'Europa e, come ha detto Iñaki Williams a fine partita, "Tenemos que apretar el culo".
Edoardo Molinelli