ATHLETIC CLUB: Simón; Gorosabel, Vivian, Laporte, Boiro; Rego (69’ Vesga ), Jauregizar (74’); I. Williams (69’),Selton (46’ Sancet), Berenguer; U. Gómez (10’ Navarro). All. Valverde barcelona: J.Garcia; Cancelo, Cubarsí, E.Garcia, Bernal (46’ Pedri), Olmo (61’ Fermin), Casadó (78’ Araujo) Martin, Lamine Yamal, Ferran (61’ Lewandowski), Rashford (61’ Raphina). All. Flik gli higlights di Athletic Club - barcelona
Il San Mamés non è uno stadio che si accontenta: non applaude le sconfitte e non vive di consolazioni. Ma ci sono serate in cui, anche dopo un risultato amaro, resta la sensazione di aver visto l’Athletic Club più autentico della stagione.
Lo 0-1 con cui il Barcelona porta via i tre punti racconta solo una parte della storia. Per intensità, organizzazione e capacità di mettere in difficoltà la capolista, la squadra di Ernesto Valverde ha probabilmente disputato la sua partita più completa dell’anno. A decidere tutto è stato un singolo episodio: il colpo di classe di Lamine Yamal, che ha permesso alla squadra di Hansi Flick di mantenere quattro punti di vantaggio sul Real Madrid nella corsa alla La Liga.
L’approccio dell’Athletic è stato quello giusto fin dal primo minuto: pressione alta, linee compatte e la volontà di impedire al Barcellona di sviluppare il proprio gioco con continuità.
Dopo appena quaranta secondi San Mamés si è già alzato in piedi: il cross teso di Alex Berenguer è stato deviato involontariamente da João Cancelo sulla traversa. Un episodio che ha dato immediatamente il tono alla gara e ha mostrato l’atteggiamento con cui i leones erano entrati in campo.
La partita ha subito anche un momento di apprensione con l’infortunio di Unai Gómez, costretto a lasciare il campo dopo una distorsione al ginocchio. Un episodio che avrebbe potuto spezzare il ritmo dell’Athletic, ma la squadra ha reagito con grande maturità tattica.
La struttura difensiva dei baschi ha (finalmente) funzionato con grande efficacia. Dani Vivian ha guidato il reparto con autorità, mentre Aymeric Laporte ha portato esperienza e letture decisive nelle situazioni di uno contro uno.
Davanti alla difesa, il lavoro del centrocampo ha garantito equilibrio e copertura delle linee di passaggio, impedendo al Barcellona di trovare con continuità spazi tra le linee. Quando i catalani sono riusciti a rendersi pericolosi, hanno trovato un attento Unai Simón, sempre preciso nelle uscite e nelle parate.
In fase offensiva, invece, l’Athletic ha cercato di sfruttare le transizioni rapide. La velocità e la profondità di Iñaki Williams hanno spesso allungato la difesa blaugrana, mentre Robert Navarro (subentrato a Gómez) ha dato dinamismo e qualità nei movimenti tra le linee.
Nel secondo tempo l’Athletic ha mantenuto lo stesso livello di intensità. L’ingresso di Oihan Sancet per Selton ha aumentato la qualità nella rifinitura e negli inserimenti offensivi.
Proprio Sancet ha avuto una delle occasioni più importanti della partita: dopo una verticalizzazione di grande qualità di Vivian, il centrocampista si è trovato davanti al portiere del Barcellona, ma la conclusione è stata respinta.
Era il momento in cui la squadra di Valverde sembrava avere il controllo territoriale della gara. Il pressing continuava a funzionare e il Barcellona faceva fatica a costruire con continuità. Nel calcio, però, spesso basta un momento: al 68’ Lamine Yamal ha ricevuto palla al limite dell’area e ha trovato una conclusione di altissima qualità tecnica: Boiro messo a sedere e sinistro a giro che si è infilato sul palo lontano senza lasciare possibilità di intervento.
Una giocata individuale che ha spezzato l’equilibrio di una partita fino a quel momento molto controllata dall’Athletic.
Dopo il vantaggio il Barcellona ha abbassato i ritmi, cercando di gestire il possesso e rallentare il gioco. L’Athletic, invece, ha aumentato ancora il proprio baricentro.
Negli ultimi minuti San Mamés ha spinto la squadra in avanti. L’Athletic ha continuato a cercare il pareggio con determinazione, tra proteste per alcune decisioni arbitrali, in particolare per un contatto tra Pau Cubarsí e Iñaki Williams, e la sensazione che l’episodio potesse ancora arrivare.
L’ultima grande occasione è arrivata nei minuti di recupero con Robert Navarro, la cui conclusione è terminata di poco a lato. È stato l’ultimo tentativo di una squadra che non ha mai smesso di crederci.
Il calcio premia chi segna, e sabato è stato il Barcellona a farlo. Ma la partita lascia anche una sensazione diversa: quella di aver rivisto un Athletic intenso, organizzato e pienamente dentro la propria identità. Non è poco, soprattutto in una stagione in cui continuità e fiducia diventano decisive.
Se questa prestazione diventerà la base per le prossime settimane, allora questa partita, pur senza punti, potrà rappresentare molto più di una semplice sconfitta. Perché quando l’Athletic riesce a unire pressione, compattezza e coraggio nelle transizioni, torna ad essere ciò che storicamente è sempre stato: una squadra capace di mettere in difficoltà chiunque. Anche la capolista della La Liga.
E il San Mamés, lo sa bene.
Roberto Gabriele