| OPERAZIONE "¡Gurpegi Justicia! - Gurpegi Justizia!" | |
| Le tappe che hanno portato alla sua squalifica sono le seguenti: 1. Il 1° settembre 2002, in occasione della prima di campionato (Real Sociedad-Athletic), viene prelevato un campione di urina all'allora 22enne giocatore, alla prima stagione da titolare. 2. Il 4 dicembre 2002 (oltre 3 mesi dopo!) la Federcalcio notifica al giocatore la sua positività a un metabolita del nandrolone (9,8 ng/l di 19 norandrosterone). Le controanalisi confermano la positività. 3. L'11 febbraio 2003 tutti i membri del Comitato di Competizione della Federazione si dimettono denunciando "ingerenze" nel caso Gurpegi. 4. Il 12 maggio 2003 Gurpegi viene condannato a 2 anni di sospensione dell'attività. 5. Dopo vari ricorsi - con tanto di sospensione della sanzione in attesa di un verdetto definitivo - il 31 luglio 2007 la sentenza diviene definitiva e al giocatore viene revocata la licenza |
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| Sono molti gli elementi che portano a considerare la sanzione ingiusta, l'attività dell'antidoping spagnola "dilettantistica" e soprattutto Gurpegi innocente. 1. Innanzitutto i ritardi nel comunicare a giocatore e club la positività: oltre tre mesi in cui di fatto l'Athletic ha perso tempo prezioso e prove per scagionare il calciatore. Per legge, simili comunicazioni non dovrebbero tardare più di 10 giorni. Inoltre, i campioni di urina di Gurpegi sono rimasti chiusi in un contenitore non refrigerato posto all'interno di un furgone esposto a temperature elevate per quasi 3 giorni. 2. Il Comitato che avrebbe dovuto giudicare Gurpegi si è dimesso per "ingerenze"; il giocatore è stato giudicato da un nuovo Comitato scaturito da tali dimissioni. 3. Durante l'appello, si sono riuniti solo due membri del Comitato d'Appello sui tre previsti dagli Statuti della Federazione; non si è mai riuscito a sapere perché ne sia mancato uno né chi ne abbia fatto eventualmente le veci. 4. I campioni di urina di Gurpegi e i nastri delle conversazioni tra Athletic e Consiglio Superiore dello Sport sono stati distrutti senza che sia stata fornita una valida ragione. 5. SOPRATTUTTO, non è mai stato consentito al medico sociale dell'Athletic, dott. Sabino Padilla, di testimoniare e di apportare prove scientifiche capaci di scagionare il giocatore. Analisi mediche condotte per volontà dell'Athletic e sempre di fronte a notai hanno dimostrato che Carlos Gurpegi non ha assunto sostanze dopanti. Gli esami condotti dall'endocrinologo bilbaino dott. Miguel Paja, da medici sportivi dell'Università dell'Estremadura e dal medico legale Javier Ladrón dell'Università Complutense hanno provato che Carlos Gurpegi produce il metabolica incriminato a livello endogeno, in condizioni di sforzo fisico intenso accompagnato da stati di disidratazione. In pratica, condizioni compatibili con quelle della partita causa del "caso", giocata sotto una cappa di caldo opprimente e primo vero impegno agonistico stagionale. L'analisi del capello condotta dal dott. Pascal Kintz dell'Università Pasteur di Strasburgo hanno escluso l'assunzione di sostanze dopanti. L'analisi del capello è una prova scientifica inconfutabile, valida in sede penale, ma non in sede della giustizia sportiva spagnola. Nessuno dei suddetti verdetti medici è stato presa in esame in sede di giustizia sportiva |
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| L'Agenzia Mondiale Antidoping considerava impossibile la produzione endogena di nandrolone. Il progresso della scienza medica portò a scoprire invece che ciò era possibile e l'AMA si adeguò nel 2000, fissando a 2 ng/l il limite massimo da non superare per non incorrere in squalifica. Ciò portò a una serie di squalifiche rivelatesi ingiuste perché a carico di sportivi i cui campioni di urina si erano rivelati instabili. L'AMA, dal maggio 2005, invita a effettuare sui campioni di urina rivelanti concentrazioni di nandrolone inferiori ai 10 ng/l (com'è il caso di Gurpegi) speciali test di stabilità. In base ai criteri fissati dall'AMA con la Nota Tecnica 13.05.2005, i campioni di urina di Gurpegi, il cui Ph e livello di limpidità erano cambiati sensibilmente in sede di controanalisi rispetto alle prime analisi, si potevano considerare instabili, e perciò, sempre secondo la prassi fissata dall'AMA nel maggio 2005, campioni di urina instabili e contemporaneamente valori di nandrolone inferiori ai 10 ng/l comportano la non condannabilità dell'atleta. Alla luce di tale Nota Tecnica dell'AMA, Gurpegi chiese il riesame dei campioni di urina incriminati, scoprendo che erano stati eliminati... | |
| Sul livello di affidabilità dell'Antidoping spagnola si può sorridere amaramente alla luce del recente caso che ha gettato discredito sul mondo del ciclismo (anche italiano); ricordiamo che la "gola profonda" dello scandalo-doping spagnolo, l'ormai famigerato dottor Fuentes, è stato minacciato di morte per evitare che facesse rivelazioni sul doping nel mondo del calcio spagnolo di vertice (Barcellona, Real Madrid, Valencia e Betis Siviglia, secondo il quotidiano francese Le Monde, ndr) | |