UNA MODESTA PROPOSTA
di SIMONE BERTELEGNI

Va bene che è servito per scongiurare, almeno per un po', la comparsa di un logo pubblicitario sulla maglia dell'Athletic, ma il voto dei soci delegati contro il bilancio preventivo 2007-08 lascia la società scoperta a livello finanziario. Tutto si aggiusterà, ma non sarebbe male aprire un dibattito per cercare di radunare qualche proposta costruttiva utile a "far cassa", beninteso senza ricorrere all'elemosina che il famigerato sponsor farebbe ai forzieri del club. L'idea di base è che l'Athletic può reperire risorse di due tipi: occasionali/transitorie/una tantum da un lato (eventualmente anche minime, ma secondo un principio del tipo "anche l'oceano è fatto di piccole gocce"), strutturali dall'altro. Nel secondo caso, non mi riferisco solo a entrate dure e pure, ma anche a risparmi e accorgimenti volti a evitare spese inutili future.
Rientrano nella prima tipologia gli aumenti delle quote associative e le partite fuori abbonamento. In questo secondo caso mi sembra più funzionale che i soci paghino per una sola partita - verosimilmente col Real Madrid - anziché dover pagare biglietti a metà prezzo in due occasioni - Barça e Madrid. L'aumento delle quote annuali si può applicare, anche se magari non automaticamente tutti gli anni, e comunque deve trattarsi di un incremento non superiore al tasso d'inflazione, se non nel caso dei posti VIP, i cui occupanti potrebbero essere spremuti un po' di più. Può costituire un'interessante fonte di entrate una tantum l'affitto del San Mamés per determinati eventi; non penso a concerti, ma, per esempio, alle partite di coppe europee di squadre di rugby di Iparralde come il Biarritz Olympique, che aveva già sondato il terreno in merito.
Ma veniamo alle soluzioni più incisive.
Innanzitutto, si deve gestire alla perfezione la questione botteghino: se un socio non presenzia alla partita, il suo posto in occasione di tale incontro dev'essere messo in vendita, foss'anche cinque minuti prima del fischio d'inizio.
Ovviamente, l'Athletic deve stipulare i migliori contratti televisivi possibili, facendo leva sui suoi circa tre milioni di tifosi e cercando di strappare qualcosa in più per la cessione di diritti tv nei Paesi della diaspora basca (sei milioni di individui, in massima parte in America Latina). Allo stesso tempo, ma senza violare l'immacolata maglia biancorossa, può stipulare molteplici contratti pubblicitari visti i numerosi spazi alternativi a disposizione degli sponsor: cartelloni a bordo campo, divise d'allenamento, fondali in sala stampa, e così via. Le stesse riviste edite dal club e il suo sito Internet devono divenire ottimi raccoglitori di introiti pubblicitari, e anche il Museo sito all'interno dello stadio (molto bello; solo al vecchio Wembley ho effettuato una visita più emozionante) dev'essere una fonte di entrate, e non solo una vetrina. In una città visitata ogni anno da oltre un milione di turisti, il San Mamés e il suo museo hanno pochi rivali (con il Guggenheim che ovviamente è su un altro pianeta) nell'ambito dei monumenti cittadini, in una realtà piuttosto moderna e un tempo anche anonima come quella della città biscaglina.
Un tasto su cui bisogna insistere è quello del "Club dei simpatizzanti". Si tratta di un'iniziativa commerciale che potrebbe portare molti soldini nelle casse del club, ma finora così mal sfruttata che io stesso fino a pochi giorni fa credevo fosse finita in soffitta (invece pare sia tuttora operativa, ma, mi sembra, nell'ombra). In pratica, chiunque può versare un obolo al club e ricevere in cambio una tessera di simpatizzante, l'abbonamento al mensile del club e qualche altro "contentino". Io ne propongo la trasformazione (che probabilmente sarebbe possibile solo modificando lo Statuto del club), creando la figura del "socio simpatizzante". Accanto ai soci onorari (che tali sono) e ordinari (che possiedono e gestiscono il club), si tratterebbe di una nuova tipologia di socio, senza tetti numerici. Faccio un esempio: il "socio simpatizzante" versa ogni anno una quota al club (supponiamo 25 euro), una cifra relativamente elevata se spesa nella piena consapevolezza di ricevere poco o niente in cambio: una tessera plastificata, magari valida per avere uno sconticino sui prodotti griffati Athletic, un poster e un biglietto di auguri natalizi. Tutta roba che varrà si e no due euro, ma qui sta il punto: il socio simpatizzante sa di versare una quota al club quasi "a fondo perduto", portandosi a casa "solo" l'idea di aver contribuito a risanare le casse societarie e godendo dell'effetto psicologico che comporta il potersi definire "socio dell'Athletic". Con 100mila soci simpatizzanti - una cifra tutto sommato pessimistica - si ricaverebbero senza colpo ferire 2,5 milioni di euro. Con 200mila si supererebbe la cifra garantita dal famigerato sponsor.
Capitolo doloroso: la Marca Athletic. L'attuale dirigenza si lamenta della sua scarsa remuneratività. E te credo! I (mille) prodotti della firma biancorossa non si trovano al di fuori dello Stato spagnolo, e fuori dalla Biscaglia escono si e no le divise di gioco e null'altro. E' una politica suicida, e a parer mio o il dipartimento commerciale dell'Athletic ne viene fuori, oppure lo si azzera e si inserisce gente meno amica degli amici e più competente e operosa. I prodotti a marchio Athletic devono trovarsi e in abbondanza in tutti i territori ricchi di tifo biancorosso: gli interi Paesi Baschi, la Rioja, la Cantabria, Burgos, il Levante, l'America Latina. Le divise di gioco devono essere reperibili almeno nelle maggiori città europee. Un sistema gratuito per aumentare praticamente dalla sera alla mattina la rete distributiva del club sarebbe quello di stipulare accordi commerciali con società che risultano "simpatiche" alla tifoseria biancorossa - e viceversa: per esempio, l'Athletic potrebbe accettare di vendere nei propri negozi ufficiali materiale sportivo del Celtic e del Biarritz Olympique, ricevendo un trattamento reciproco. Teniamo pur sempre presente che vendendo maglie autoprodotte l'Athletic incassa un guadagno netto infinitamente superiore che se vendesse maglie prodotte da altre imprese ricevendo solo una minima percentuale sulle vendite.
Molto, molto incisiva dev'essere la questione dell'austerità e dei risparmi. Devono essere limitati, se non azzerati, gli sprechi. Per esempio regali, cene e prebende varie destinati agli ex presidenti, che al momento in occasione di tutta una serie d'iniziative pesano saltuariamente sulle casse del club. Stop ai super contratti a vita milionari (ma da questo punto di vista Macua sembra ben intenzionato); al contrario, per alcune categorie di dipendenti del club una fetta dello stipendio dev'essere commisurata ai risultati: non mi riferisco certo ai portinai, centralinisti, giardinieri, ecc., ma a chi è direttamente responsabile del conseguimento di entrate: dipartimento marketing, dipartimento commerciale, gli stessi calciatori e massimi dirigenti. Sul fronte del risparmio qualcosa può essere ottenuto attraverso investimenti per rendere Lezama, San Mamés e Ibaigane più efficienti a livello energetico: per esempio, a Lezama di spazio per installare pannelli fotovoltaici ce n'è a iosa. Nelle stanze dei bottoni qualche software libero e telefonata con Skype non guasterebbe.
Non sono un economista, ma non credo di aver detto castronerie, né nulla che non possa essere pensato anche dai cervelli della dirigenza biancorossa. In molti casi, poi, sto parlando di interventi a costo zero. E tutto volendo tacere il fatto che tra pochi anni il club disporrà di uno stadio cinque stelle con palchetti VIP dai costi astronomici e di circa 5mila soci in più.
Apriamo un dibattito sul nostro forum: sono certo che molti di voi potranno integrare il campionario delle mie proposte. Chissà che non ci salti in testa di mandare una bella letterina alla dirigenza del club contenente i nostri suggerimenti. In fondo, "Athletic" e "iniziativa dal basso" sono due concetti in sintonia.

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Simone