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di ENEA ARALDI Certe volte serve una sola parola a mettere in luce e incorniciare una realtà ottima, come la nostra. A me viene in mente come sia "inestimabile" l'esempio positivo dato da questa società, che tuttora cerca di unire le proprie forze per resistere al degrado totale del resto del mondo del calcio. Ho citato il calcio, ma la sensazione che ho io, pur non essendo mai stato in Euskal Herria, è che la gente del posto ami i valori dell'orgoglio nazionale e della dignità e che lì primeggino anche nei momenti della giornata non dedicati allo sport. Il mio interessamento all'Athletic Bilbao è ogni giorno più forte, purtroppo o per fortuna, mi accontento di vivere intensamente il momento della partita, attingendo informazioni dai siti e dai libri. Aiutato esclusivamente da una ottima memoria vi riporto un episodio di una partita agrodolce , ma non per questo da tralasciare che nel libro "L'ultimo baluardo" è stata sfiorata e che ora rispolvero. Correva la stagione 1998-1999: quella se non erro dell'ultima partecipazione alla coppa europea più prestigiosa, ossia la Champions League. Come detto nel libro abbiamo superato il turno preliminare con la Dinamo Tiblisi. La cosa che volevo sottolineare è che, nonostante la successiva eliminazione nel girone, che era composto da Athletic Bilbao, Rosenborg, Galatasaray e Juventus, l'Athletic Bilbao,già escluso dalle fasi successive, si è contraddistinto battendo il Galatasaray ancora in corsa;poco importa se la Juve ne ha tratto vantaggio, passando il turno alle spese dei turchi. Questa vittoria, seppure unica del girone, non resterà solo negli almanacchi, ma racchiude in sè qualcosa di raro al giorno d'oggi: la lealtà. Mentre scrivo mi sembra ancora di sentire il radiocronista che, giustamente, parlava di sorpresa a metà, elogiando così lo spirito di abnegazione mostrato dai baschi, che senza calcoli sono usciti sì dalla coppa, ma a testa altissima. A volte chiedo a me stesso per quanto tempo si potrà rimanere a galla, la risposta me la do da solo riflettendo su alcuni punti: - anche se una partita si decide tramite episodi e spesso dalla caratura della squadra avversaria è fondamentale che l'impegno,gli stimoli, la determinazione siano al massimo come finora si sono visti in ogni partita; in questo modo i rischi di classifica sono minimi; - finchè saranno i soci a decidere o eleggere un presidente e impedire che questa realtà entri nel vortice del business esasperato, possiamo dormire sonni tranquilli. Dobbiamo continuare a vendere cara la pelle, soprattutto con le squadre che peccano di presunzione e sfruttare l'inesperienza delle cosiddette matricole. Se volete discutere di questo articolo, fatelo sul nostro FORUM Enea |