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di SIMONE BERTELEGNI Di quell'indimenticabile generazione di campioni capaci di regalare all'Athletic, nell'anno del Centenario, il secondo posto - con annessa partecipazione alla Champions League -, dopo i recenti addii di Guerrero prima, Urzaiz poi, resta solo lui: Joseba Etxeberria Lizardi da Elgoibar, Gipuzkoa. Per dirla tutta, il 15 maggio del '98, rivale il Saragozza, fu proprio l'allora 21enne attaccante biancorosso a marcare, al 40', il gol che valse la storica qualificazione, in una lotta al fotofinish che vide i baschi di Bilbao prevalere sui semi-baschi di San Sebastián. "Etxebe" relegò in UEFA la squadra che l'aveva cresciuto, fatto debuttare in Primera neanche 18enne e incapace di trattenerlo di fronte a una faraonica offerta proveniente dal Botxo. I tifosi gliela giurarono, e tutt'ora, in quel di San Sebastián, Joseba è visto come un traditore. A Bilbao, tutt'altro. Nella gara tra decani, lo scorso Athletic-Recreativo, Etxeberria è sceso in campo con la maglia biancorossa per la 400ma volta, quinto athleticzale di sempre per presenze, ma primo tra quelli non cresciuti nel vivaio biancorosso (era pre o post Lezama, non importa). Comprendendo le coppe, Etxeberria ("la casa nuova", a voler tradurne il cognome) vanta già 455 incontri con l'Athletic, per un totale di 99 reti; la sua prossima meta statistica, manco a dirlo, è il gol numero cento con la medesima casacca (se contassimo la stagione del debutto in Primera con i cugini txuri urdin, la cifra tonda sarebbe già stata sorpassata). Tempo e partite per macinare altri primati, in teoria, ci sono tutti. Siamo così abituati ad annoverare Etxebe nelle formazioni dell'Athletic da non pensare, a volte, che ha "solo" 30 anni, e quindi altri tre o quattro da regalare alla causa. Il fatto è che Joseba calca i campi iberici da tanto tempo perché precoce è stata la sua apparizione nei medesimi. A credere nelle sue doti fu innanzitutto la squadra che l'aveva allevato, la Real Sociedad, che lo fece debuttare a metà della stagione '94-'95: sette presenze, due reti e una buona impressione sugli osservatori. Non male, per un ragazzetto nato nel 1977. L'Athletic lo fece suo a suon di quattrini, San Sebastián non la prese bene e lanciò un anatema, che sulle prime diede i suoi frutti: la stagione seguente, la prima in biancorosso per Etxebe (andato per la prima volta a segno con l'Athletic proprio nella gara d'esordio in campionato, un gol nel 4-0 rifilato al Racing), la sua nuova squadra si salvò dalla retrocessione solo seppellendo il Rayo Vallecano all'ultima giornata. Ma poi fu un continuo crescendo, per la squadra e per Etxebe. Mai eccessivamente prolifico, il Gallo (così soprannominato dal compagno di squadra Larrazabal per la spavalderia e ambizione dell'allora abbastanza tricodotato gipuzkoano) si rivelò comunque un giocatore preziosissimo, perché impiegabile sia in attacco che a centrocampo (a destra), per la sua elegante falcata (valsagli un altro soprannome, el Potro, "il puledro"), la sua capacità di saltare l'uomo creando superiorità numerica in avanti e l'abilità nel difender palla, magari in area avversaria o nei suoi pressi. Un po' perché più votato all'assist che al tiro, un po' perché spesso impiegato a centrocampo anziché in attacco, raramente Etxebe ha segnato in doppia cifra (e mai ha insaccato una tripletta); da incorniciare in particolare l'annata 1997-98 (tredici reti tra campionato e coppa) e quella 2002-03, con quattordici segnature, tutte nella Liga. Periodo d'oro, in cui a corollario delle belle prestazioni in campionato giungevano, puntuali, le convocazioni in Nazionale. Stiamo parlando del passato, seppur recente, e non vorremmo cadere nell'errore comune di esaltare un giocatore giunto a un importante traguardo statistico tributandogli solo encomi. Non nascondiamoci che, nelle passate tre stagioni, Etxebe è stato l'ombra di sé stesso. Meno sgroppate, meno dribbling, buone dosi di panchina e - ahinoi - di sgraditi impieghi a sinistra, nonché problemi fisici. L'anno scorso sembrava un giocatore letteralmente finito. "Gioca in A da quando è un bambino, è come se avesse quarant'anni", l'impietosa spiegazione del nostro impagabile amico Txemi Guerra. Quest'anno, però, i presupposti per una rinascita ci sono. Caparrós lo schiera puntualmente (e da capitano), e dovrebbe continuare a farlo, a meno che non gli preferisca, d'ora in avanti, il rientrante Yeste, comunque compatibile tatticamente col Gallo. Etxebe ha già ripagato Jokin con tre reti, tutte decisive, seppur magari non di squisita fattura. In occasione di Athletic-Almería, un mese fa, è tornato in gol al San Mamés dopo tre anni di digiuno casalingo (l'ultima rete a Bilbao col Saragozza, nel 2004). Nella gara 400 in biancorosso, col Recre, il lusso di una doppietta e di una sostituzione, al 78', per godersi l'ovazione della Catedral. "È un giocatore che può indovinare o no una partita, ma comunque è sempre lì a lottare. Un esempio da seguire", il plauso di Pablo Orbaiz. "Era una data segnata, ho goduto per i gol e per la vittoria. Non si può chiedere di più, non è da tutti raggiungere le 400 partite [con la stessa maglia, ndr], e al contempo segnare due reti è stato bello. Inoltre, la squadra ha recuperato un buon gioco e ha vinto […], le sensazioni sono buone". Queste le semplici parole del protagonista di giornata. Il suo contratto scade nel 2009: quota 100 reti in biancorosso è a un soffio; capitan Orue (481 presenze tra campionato e coppe) è il prossimo fedelissimo da scavalcare. 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