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di SIMONE BERTELEGNI I partigiani della lotta anti-pubblicità possono prendersi un (breve) periodo di riposo: l'inserimento di un logo sulle vergini magliette biancorosse è stato rinviato da una sonora bocciatura dei soci delegati alle linee economiche tracciate dalla giunta Macua per la stagione in corso. Il passato 25 ottobre, presso il Palacio de Euskalduna di Bilbao, è andato in onda una sorta di psicodramma che credo non abbia precedenti nella storia dell'Athletic, almeno in quella recente. La neo-dirigenza affrontava il suo primo confronto con i cosiddetti socios compromisarios, i soci delegati, nel corso di una riunione ordinaria che di ordinario avrebbe anche dovuto avere l'esito. Pochi i punti all'ordine del giorno (tre), di grande importanza quello discusso per secondo. Si trattava del bilancio preventivo per la stagione 2007-08: in pratica, Macua e la sua accolita presentavano la "Finanziaria" dell'Athletic per l'anno a venire. Da quando seguo l'Athletic, mai e poi mai i soci delegati avevano bocciato la politica economica preventiva di una dirigenza. Lo stesso Statuto del club non contempla alcun articolo che illustri come procedere qualora la società si trovasse "scoperta" dal punto di vista finanziario dopo un voto. Se una prima volta ci doveva essere, non nascondo il piacere che essa abbia avuto luogo in opposizione a una dirigenza arrogante, sospettata di sciacallaggio nella vicenda San Mamés Berria, e neppure espressione di una maggioritaria legittimazione popolar-elettorale. Macua ha vinto le elezioni sull'onda di mille promesse: Del Horno, Iraizoz, Ocio, Ezquerro. Tutti e quattro già dell'Athletic, a sentire il neo-presidente. A urne chiuse, però, gli unici acquisti repentini sono stati quelli di Iñaki Muñoz (che sarebbe arrivato a prescindere dal risultato delle elezioni) e David Cuéllar (non certo un fulmine di guerra). Si è chiusa tutto sommato in fretta la trattativa per Ocio, mentre i "già praticamente sotto contratto" Iraizoz e Del Horno sono arrivati per il rotto della cuffia, alla vigilia dell'inizio del campionato. Ezquerro, invece, non s'è mai visto, ma di certo si è sentito: "Macua mi ha offerto soldi per poter dire in campagna elettorale che, se avesse vinto, io sarei tornato all'ovile". Dopo un tale brutto inizio, un pessimo proseguimento: palate di fango sulla gestione precedente, la più totale assenza di un piano di intervento sulla gestione sportiva di Lezama (in pratica il Nostro in campagna elettorale non aveva la minima idea di cosa fare per rinverdire la politica di vivaio) e la collocazione di qualche amichetto privo di esperienza in alcuni ruoli dirigenziali. Si è proseguito con porte in faccia ai mezzi di comunicazione meno accondiscendenti e con l'epurazione di figure "colpevoli" di essersi schierate a favore di candidati sconfitti, come Julen Guerrero. Indi, si è riaperta la già dolente ferita della pubblicità sulle maglie. L'intenzione, ferma, era di inserire un logo sulle camisetas, senza consultare la massa sociale. Si è anche giunti a frasi come "La Marca Athletic non rende, sarebbe meglio se l'equipaggiamento lo producesse un'impresa come Adidas o Nike". Diciamo che la Marca Athletic non rende perché il settore commerciale del club è in mano a una massa di inetti, gente che quasi non riesce a esportare il materiale griffato Athletic fuori dai confini dei Paesi Baschi (chiaro che una linea di abbigliamento che non si trova a 200km da Bilbao venda poco…). Questo il clima non certo idilliaco che ha scaldato il primo confronto tra Macua, la sua confraternita e la platea dei soci delegati. Passato a grande maggioranza il punto n. 1 all'odg, l'approvazione del bilancio - deficitario per circa 4 milioni di euro - della gestione precedente (Lamikiz-Urkijo), si è giunti al fondamentale punto n. 2. Riguardava le entrate previste e le strategie di finanziamento per la campagna 2007-08, ed era imperniato su due elementi: l'aumento delle quote che i soci dovranno versare a dicembre per fregiarsi di un simile titolo e l'inserimento dello sponsor sulla maglia. In campagna elettorale, Macua aveva promesso che non avrebbe aumentato le quote di adesione alla società al di sopra del tasso d'inflazione. Alla faccia! L'incremento al vaglio dei soci era del 13,87%, oltre 10 punti in più del tasso inflativo!!!! Per quanto riguarda la pubblicità sulle maglie, si doveva dire sì o… sì a un contratto da tre milioni di euro. Qualche settimana prima, Macua aveva annunciato trionfalmente che l'Athletic avrebbe incassato dall'eventuale sponsorizzazione "ben" due milioni di euro. Una simile elemosina gli aveva procurato l'opposizione persino di alcuni strenui sostenitori pro-sponsor. La cifra era così ascesa "addirittura" a tre milioni, somma comunque bassissima e incapace di costituire una soluzione strutturale alle deficienze del bilancio bilbainista. Peraltro, per non parlare apertamente di una simile, misera somma, si preferiva l'ambigua perifrasi "una delle sei cifre più alte versate da sponsor a squadre della Liga"; detta così, si nota poco che è la stessa somma percepita dal Getafe. Per evitare la bocciatura, Macua ha pensato bene di blindare il voto sulla pubblicità: anziché farlo seguire alla discussione di uno specifico punto dell'odg, ha incluso il tema nel punto n. 2, il bilancio, forte di una "tradizione" che non aveva mai contemplato la bocciatura da parte dei soci delegati della "Finanziaria" del club. Prima di addentrarci nell'esito delle votazioni, mi si permetta di giudicare molto negativamente le proposte economiche della dirigenza, anche immaginando di essere a favore del famigerato sponsor. Innanzitutto, il "grosso" della raccolta finanziaria era basato sull'aumento della "pressione fiscale" a carico dei soci, che già pagano alte quote associative e a cui in campagna elettorale non era stata prospettata una strategia lacrime e sangue. Ci vedo un'eco di alcune sciagurate scelte del governo di casa nostra… In secondo luogo, 'sto c… di sponsor apporterebbe solo briciole. Terzo, non c'è traccia di alcuna idea, strategia o politica strutturale: contratti a rendimento (quelli del marketing se lo meriterebbero), austerità e razionalizzazione delle spese, siluramento di qualche figura ben pagata e inutile piazzata in società attraverso logiche clientelari (queste figure sono anzi aumentate), miglior gestione della Marca Athletic e dei posti allo stadio non occupati di partita in partita dai soci. Si tratta, in alcuni casi, di idee che ho preso pari pari dal programma del neo-presidente. Insomma, Macua ha proposto un piano tutto sommato "facile", ma al contempo inadeguato e in qualche modo funzionale solo a breve termine. Non so quanti dei votanti la pensino come me. So però che 373 soci delegati (56%) hanno votato contro il bilancio 2007-08, a fronte di 266 favorevoli; che l'abbiano fatto per tutelare il proprio portafogli, perché contrari alla pubblicità o perché hanno compiuto il mio stesso ragionamento, per ora non importa. Segnalo anche che, dopo l'esposizione del punto n. 2 da parte della dirigenza, si è dato il via alle votazioni mentre alcuni soci stavano prendendo o prima che prendessero la parola, loro diritto sacrosanto. Una nota di pessimo gusto che potrebbe aver ulteriormente inimicato la dirigenza ai votanti. Cosa succederà? Non si sa. Probabilmente occorrerà convocare un'assemblea straordinaria, e farlo prima che parta la riscossione delle quote associative (dicembre); convocarla dopo vorrebbe dire lasciarle inalterate: si annullerebbe così il pilastro della strategia di bilancio di Macua, che verrebbe perciò nuovamente bocciato, questa volta a urne chiuse. Tanto peggio, tanto meglio (per gli anti-Macua)? Se volete discutere di questo articolo, fatelo sul nostro FORUM Simone |